Sale da cucina ovvero cloruro di sodio

Insieme allo zucchero semolato, il sale comune ovvero il sale da cucina, è un ingrediente che usato in modo eccessivo può provocare seri problemi alla nostra salute. Esso è formato da due elementi: cloro e sodio e il nome scientifico è cloruro di sodio (NaCl). Il sale da sempre è conosciuto come l’ingrediente che dà sapore ai cibi, ma come ben sapevano le nonne del secolo scorso, è anche un ottimo conservante. La sua proprietà di conservare è dovuto all’effetto disidratante che possiede e l’ambiente che si viene a creare in sua presenza non è adatto alla vita di muffe e batteri. L’industria alimentare ne fa largo uso proprio per queste sue caratteristiche. In più è economico. I LARN (Livelli di assunzione raccomandati di energia e nutrienti nazionale) consigliano di non superare i 5 gr. al giorno di sale comune, l’equivalente di un cucchiaino. Gli italiani consumano in media circa dai 10-14 grammi di sale al giorno. Troppo. Tutto il sale di cui abbiamo bisogno lo troviamo già contenuto negli alimenti senza alcuna necessità di aggiungerne ulteriormente. Non hanno necessità di aumentare la quantità giornaliera consigliata, neppure coloro che per lavoro o attività sportiva hanno una copiosa sudorazione. In questi casi, è più utile aumentare la quantità di frutta e verdure sia intere che sottoforma di centrifugati o frullati. Il sale, lo troviamo in cibi che riteniamo “dolci”, come i cereali che usiamo per far colazione la mattina, dolci al caramello, nella cioccolata calda, merendine tipo pan di spagna e altri ancora. Dal momento che troviamo questo ingrediente in alimenti a volte insospettabili, è consigliabile leggere attentamente le etichette quando comperiamo i nostri prodotti, sia che essi siano di produzione artigianale che industriale. Questo per cercare di evitare un eccesso di sale che altrimenti favorirebbe l’aumento della ritenzione idrica, della pressione arteriosa nelle persone predisposte, aumentando così il rischio di malattie cardiovascolari. All’eccesso di sale, si associa anche obesità, ipertrigliceridemia, sindrome plurimetabolica, nonché osteoporosi. Ridurre il sale si può, cominciando dal fare maggiore attenzione al pane che scegliamo, ai cibi confezionati, alla quantità di salumi che portiamo a tavola, mentre in cucina si può ridurre a poco a poco aumentando l’uso delle spezie, di erbe aromatiche, e limone. Nel tempo ci si abitua a mangiare “sciapo”. I pediatri consigliano per i primi due anni di vita dei nostri bambini di non aggiungerlo alle sue pietanze, sarebbe consigliabile farlo per tutta la vita! E se proprio vogliamo usare il sale, usiamo il sale integrale o il sale iodato. Negli ultimi tempi, troviamo sui banchi del supermercato anche il sale rosa (colorazione dovuta alla presenza di ferro), nero (contenente zolfo), blu (con cloruro di potassio): vale la pena utilizzarli sotto il profilo nutrizionale? Le loro caratteristiche organolettiche non hanno nulla di straordinario, la cosa che mi viene in mente è … il costo di questi prodotti rispetto al sale “nostrum” a quanto ammonta? Vengono da lontano, quindi il km zero non esiste, spesso vengono estratti da montagne antiche e da persone, il più delle volte donne, mal pagate che lavorano in pessime condizioni … a voi la scelta. Invece per scegliere in modo adeguato alimenti confezionati: si ritiene bassa la quantità di sodio quando è inferiore a 0,12 gr./100 gr. che corrisponde al sale, cioè cloruro di sodio a 0,3 gr./100 gr. Leggere le etichette, anche se si ha poco tempo e sono scritte in caratteri piccoli, ci aiuta a preservare la nostra salute.

 

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