Dalla parte del letto

Dopo anni di lavoro in cui tu guardi il letto, arriva il momento in cui tu guardi dal letto. Diventi paziente, scopri realtà delle quali avevi sentito parlare più volte ma credevi che ci fosse un pò di esagerazione. Scopri che malgrado le condizioni non ottimali, professionisti della salute, dai medici ai paramedici svolgono con ammirevole dedizione e professionalità un lavoro difficile. Guardare dal letto ti mette allo stesso livello di tutti quegli altri, persone di varie estrazioni, che tra paura, soggezione, vergogna, vivono l’esperienza della malattia. Ti rendi conto che malgrado l’encomiabile impegno del personale, circostanze estranee alla cultura medica minano il rispetto e la dignità della persona. Una struttura importante della Capitale, per responsabilità da ricercare molto in alto, presenta un posto di Pronto Soccorso compatibile con un ospedale di un avamposto bellico o di un Paese del terzo mondo. Invece parliamo della ottava potenza economica mondiale. Almeno così dicono. Un corridoio trasformato in corsia, barelle a parete per ospitare pazienti in attesa di ricovero, ognuno esposto all’involontaria curiosità di un altro, si incrociano sguardi che esprimono compassione, tristezza o rassegnazione. Barelle sottratte con astuzia ad altri dipartimenti, che a loro volta restano sguarniti, perché quelle disponibili non sono mai sufficienti. Azioni tipiche di una realtà complessa ed in estrema difficoltà, e in quanto tale necessiterebbe di una revisione globale dell’attuale SSN, con il coinvolgimento delle rappresentanze degli attori interessati, e avendo come unico obiettivo la reale tutela della salute anziché solo le voci di bilancio. Guardare il pianeta sanità dall’altra parte del letto, ti porta verificare situazioni alle quali quasi non credi, fino a quando non ne sei interessato in prima persona. Ognuno di noi che apprezza di persona le difficoltà di particolari dipartimenti sanitari, deve far sentire la propria voce, non trincerarsi dietro il consueto lamento o la solita “ tanto che possiamo fare”. Possiamo fare e anche tanto. Soprattutto ricordando la propria esperienza al momento di esplodere l’unico colpo di cui disponiamo. Il voto.

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