Dalla tavola al letto

Ancora non abbiamo smaltito i bagordi delle tavolate natalizie, dovremmo aumentare il dispendio energetico anche con delle normali camminate e invece ci fa l’occhiolino il letto. Ma non per il rigenerante riposino pomeridiano ma perché questo è il periodo di picco influenzale e molti di noi passeranno direttamente dalla tavola al letto. Che in questo periodo ci sia l’impennata della malattia, probabilmente dipende anche dal fatto che si presentano occasioni per stare tutti più riuniti, per cui lo scambio virale trova terreno fertile. Qualcuno inizierà la malattia con disturbi gastrointestinali e spiegherà la sua “influenza intestinale” come conseguenza delle grandi abbuffate, per poi ricredersi quando mal di gola, sternuti, naso chiuso, male a ossa e muscoli, stanchezza e malessere generale fanno il loro ingresso trionfale. Qualche altro, travolto e bastonato da tutti questi sintomi, penserà ma non avrà il coraggio di dirlo di essersi preso la “spagnola”. E già quella gravissime epidemia globale, si verificò cent’anni fa. Molti, soprattutto chi lavora in proprio, decidono che la malattia non può avere il sopravvento e che bisogna andare a lavorare, giù allora con carrettate di farmaci. Antifebbrili, antibiotici, spray, gocce, ogni consiglio è buono per aggiungere qualcosa, con l’inevitabile risultato di ritardare ulteriormente la guarigione e intossicando ulteriormente un organismo già intossicato dalle corpose tavolate. Ma allora cosa bisogna fare? L’influenza è una malattia di per se banale, in particolare per chi non soffre già di importanti patologie, in specie cardiopatici, chi ha problemi respiratori e diabetici devono prestare molta attenzione, anzi dovrebbero cercare di prevenirla con interventi mirati. Ma pur essendo una malattia “benigna”, va rispettata e come tale trattata. Quindi il primo intervento è il riposo, non obbligatoriamente sempre al letto, ma comportamenti che non creino un carico di lavoro all’organismo. Reidratazione, cioè bere (acqua semplice o con limone, tè, tisane, spremute, frullati ecc), l’importante è introdurre liquidi per compensare soprattutto quelli che si perdono con la febbre o i disturbi intestinali. Compatibilmente con la tolleranza individuale il ricorso ad antifebbrili o antidolorifici deve essere ristretto alla sola necessità e non con una somministrazione cadenzata come fosse un antibiotico. Quest’ultimo poi non va assolutamente utilizzato, tranne la comparsa di complicazioni e sarà il vostro medico ad ordinarvelo se dopo 4/5 giorni non ci sono segni di ripresa. Non sono da escludere sostanze naturali che possano aiutare il sistema immunitario. In una parola, pazienza e non state sempre lì a stuzzicare l’ascella col vecchio termometro o se evoluti, con questi nuovi marchingegni che misurano la febbre dalle orecchie a prescindere dal cerume.

 

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