Ah serene discussioni

E’ proprio difficile se non impossibile intavolare oggi una discussione serena e pacata su argomenti complessi, pure se i colloquianti non hanno visioni contrapposte. Prendo spunto da una risposta piccata data da varie associazioni mediche ad un articolo di Grillo apparso sul suo blog : http://www.beppegrillo.it/business-sanita-mercato-infinito/ . Un articolo che, a mio parere, riportando dati, statistiche e opinioni personali, semmai evidenzia le difficoltà tra le quali opera il medico, obbligato a seguire certi percorsi diagnostico-terapeutici perché forzato da imponenti interessi di mercato. Del resto qualche giorno fa è stato ritirato un farmaco immesso nel mercato nel 2016 e dal costo non indifferente. Qualche dubbio su come viene influenzata e indirizzata la sanità, è legittimo. La requisitoria del vice-presidente della SIMG è più che legittima solo che è indirizzata alla persona sbagliata. Se in 40 anni gli appelli e i suggerimenti della SIMG sono rimasti inascoltati ci sarà un motivo, dirlo a Grillo con quella grinta che senso ha? Se scienza e coscienza passano in secondo ordine per dare priorità al codice penale, alle note, ai limiti e divieti, certo non fa onore alla categoria che dovrebbe battersi con ogni mezzo per far valere i principi nobili del nostro lavoro. Demandare ai politici e subire è stato il ritornello degli ultimi decenni. Se qualcuno riporta dati che ci indispettiscono, invece di reagire come se morsi dalla tarantola, sarebbe utile intavolare un confronto alla luce anche della possibilità che il “suo” movimento possa governare questo sventurato Paese. Potrebbe pure darsi che questa gente senza ancora cerume nelle orecchie e al momento senza legami con le lobby, dopo 40 anni possa dare finalmente e seriamente ascolto anche alla SIMG. Viviamo un periodo complicato, percepiamo una sensazione di oppressione e nessuna possibilità di ascolto. Questo giustamente ci indispettisce e ci rende aggressivi, dovremmo tutti impegnarci ad essere più riflessivi e meno impulsivi, può darsi che così contribuiremmo, forse, a rendere desiderabile vivere in questo Paese.

 

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