Vecchio è bello

L’età media si è alzata, la popolazione anziana aumenta e con essa le problematiche (per il sistema) previdenziali e assistenziali. In particolare l’assistenza, soprattutto quando il soggetto presenta una ridotta o nulla autosufficienza, rappresenta per la famiglia un problema di complessa gestibilità. C’è anche una, purtroppo ristretta, cerchia di anziani che a dispetto di qualche piccolo acciacco se la gode, e un ampio numero di persone che pur in condizioni generali discrete vive male questa fase della vita. Le riflessioni che seguono sono rivolte a quest’ultima tipologia di soggetti, che quasi sempre innescano procedure che alla fine si ritorcono contro. La solitudine è una condizione che dà il via ad un malessere di fondo, amplificando la percezione di disturbi già esistenti, fino a sfociare nella depressione. Si altera il ritmo sonno veglia, l’intestino non funziona più bene come prima, dolori da tutte le parti. Ma non sempre la presenza di familiari in maniera più o meno continuativa è sufficiente per ridurre questo disagio. Sui motivi che portano a questo stato si possono riempire intere pagine, la sostanza è che il familiare constatando il malessere del congiunto, ricorre al medico, il quale per dovere clinico fa diagnosi e prescrive terapia. Cioè farmaci, sostanze chimiche, che più che agire su malattie vere e proprie riducono sintomi di un disagio più ampio, ma in compenso impegnano le vie metaboliche dell’organismo ad un lavoro supplementare (sempre detto che ci riesca), considerato che sicuramente una terapia di fondo per qualche patologia il soggetto già l’assumeva. Spesso mi viene posta la domanda sul perché del torpore del congiunto che da anni assume ansiolitici e ipnotici. Argomenti come l’alimentazione pochissime volte ricevono la dovuta attenzione, l’equilibrio dei vari nutrienti è lasciato alla casualità, stimolare con la lettura o altri esercizi l’attività cerebrale è impegnativa, più comodo un divano ed un tv acceso. L’esercizio fisico inteso come semplice passeggiata, se possibile fuori casa anche con l’ausilio di presidi, spesso è rifiutato dal soggetto stesso adducendo anche motivi di vergogna. Ma va spronato. Per una serena e sana vecchiaia oltre ai farmaci, se servono, serve il coinvolgimento del paziente ad una anche se limitata vita attiva. Una frase che dico sempre ai miei pazienti, in modo semiserio, prima di salutarli è : “ si ricordi che più sta lontano dal medico e più vive”.

 

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