Il dopo le feste

Anche questa è andata. Ma che sofferenza, o perché abbiamo fatto prevalere le rinunce alle tante provocazioni culinarie o perché adesso facciamo i conti con qualche chilo in più. E non solo, valori pressori un po’ più ballerini, rilievi glicemici che fanno le bizze, per non parlare di colesterolo e trigliceridi. Molti pazienti, appena concluso l’ultimo brindisi, corrono al laboratorio per verificare gli esiti e alle consuete risposte, poco edificanti, delle analisi reagiscono o con un disagio psichico o peggio modificano di propria iniziativa la terapia corrispondente. E questo, che è un argomento che ho spesso trattato, non va assolutamente bene. Introdurre sostanze chimiche estranee all’organismo è contro natura. Ma se queste sostanze servono in qualche modo a proteggermi, come suggeriscono le conoscenze attuali, da guai peggiori, allora procedo al trattamento perché i benefici superano i rischi. Ma ricordate che la chimica farmacologica, al di là di tutte le sperimentazioni prima della messa in uso, dà la sua risposta nel tempo. Anche molto lungo e allora gli studi epidemiologici rilevano problematiche più o meno pericolose, e gli stessi operatori sanitari pur avendo sicuramente qualche conoscenza in più del paziente, trovano nella prescrizione terapeutica il momento più complesso dell’atto medico. Quando si fa una prescrizione, il cervello del medico elabora, in pochi attimi, riflessioni che esaminano pro e contro di un farmaco, possibili interazioni con l’obiettivo primario che i benefici superino gli effetti nocivi. Lo spunto a questa analisi mi è venuta dalla lettura di un articolo che riporta i risultati di più studi epidemiologi, concordanti, sugli effetti negativi che una famiglia di antibiotici sviluppa sul distretto vascolare. In particolare a livello dell’aorta favorendo lo sviluppo di aneurisma o se già presente, la dissecazione del vaso. Gli antibiotici sotto osservazione sono i fluorochinolonici, una famiglia di farmaci di elevato livello e di assoluto utilizzo per la soluzione di problemi infettivi severi. Ma sono farmaci, che spesso con la compiacenza del farmacista, si assumono di propria iniziativa perché, ad esempio, si ha un po’ di bruciore nell’atto di urinare e si sa che “quelli” fanno bene alla “cistite”. Questo per stimolare alla riflessione e soprattutto come ho già ribadito altre volte, prima di agire consultate quel povero diavolo del vostro medico.

Per chiarimenti contattatemi

 

 

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