SSN

       

Il tanto decantato SSN a quarant’anni dalla sua nascita, da tempo agonizzante, si avvia lentamente ma inesorabilmente alla sua fine. In un Paese normale si sarebbe provveduto per tempo ad una rivisitazione di obiettivi e prospettive, ma questo richiedeva una classe politica lungimirante, onesta che anteponeva gli interessi della collettività ai propri. Non è nel nostro DNA, rassegniamoci. La vita media si allunga, la popolazione anziana aumenta, è naturale che cambiamenti di tale rilevanza per l’equilibrio sociale, imponevano una riprogrammazione degli obiettivi e lo studio di come ottimizzare costi e benefici. Argomenti sicuramente consueti per i Paesi nordici, ma per noi temi utili per riempire i giornali o per le campagne elettorali. In poche parole chiacchiere e aria fritta. Allo squallore ideativo che viene dal Palazzo, si aggiungono interventi che possono essere spunto per i comici per allestire divertenti spettacoli. Fra i tanti, la proposta di aprire gli ospedali di notte per svolgere attività ambulatoriali (analisi, esami, visite specialistiche), per snellire i tempi di attesa. Evito di elencare i contro, mi limito semplicemente a dire che si prospetta una idea per sviare il pensiero collettivo dal vero problema. La carenza di personale, a tutti i livelli, dall’ospedale alla medicina del territorio e di riflesso la mancanza di risorse. E dire che negli ultimi tempi gli allarmi lanciati sulla fuga dei camici bianchi, ma immagino anche degli altri camici che sostengono il SSN, sono rilanciati di frequente con prospettive sulla tutela pubblica della salute, agghiaccianti. Chi dispone del portafogli si cura e forse campa, per gli altri amen. Purtroppo viviamo in un’epoca di slogan e frasi fatte per cui a furia di sentirli e risentirli, finiamo per credere davvero che siano verità assolute. E cosi servizi di primaria importanza come salute, scuola, sicurezza, ricerca, diventano argomenti di propaganda elettoralistica, con forme di ricatto più o meno pronunciate e con un’unica certezza : il cittadino ne subisce le inefficienze. L’espressione “carenza di risorse” dovrebbe sparire dal lessico di un Paese civile. Lo Stato ha l’obbligo di tutelare e garantire la vita, nel suo insieme, dei cittadini, quindi deficit di bilancio per assunzioni nei ruoli strategici, con  retribuzioni decorose, turnazioni fisiologiche. In una parola Civiltà. Altro che aprire gli ospedali la notte!!

 

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