Statine

L’avvento delle statine ha rappresentato nell’ultimo ventennio l’innovazione per il trattamento delle ipercolesterolemie. Ma la nuova linea terapeutica ha portato con se una serie di dubbi, scatenato pregiudizi e alimentato sospetti anche extra medicali, tutt’ora non del tutto sopiti. Del resto, considerata la pletora dei pazienti, gli interessi economici delle aziende interessate sono talmente elevati per cui le perplessità hanno una loro legittimità. Man mano che si raccolgono i dati epidemiologici, vengono riviste indicazioni precedenti e proposte delle nuove, questo però nel pensiero comune spesso genera distorte visioni sugli obiettivi prefissati dal trattamento. Ad esempio quali sono i valori del colesterolo oltre i quali intervenire, quale significato dare alle varie frazioni ( Colesterolo HDL / Colesterolo LDL), quale peso dare ad eventuali fattori di rischio. Proprio per quest’ultimo aspetto, nel corso degli anni è stata riconosciuta alle statine (bisogna però ricordare che in campo medico molte qualità vengono spesso sbilanciate da pesanti effetti negativi), la capacità di stabilizzare la placca che si forma dentro un’arteria riducendone la portata. Un placca stabile significa minore possibilità che la stessa possa generare un trombo. Questo dovrebbe di riflesso dare una indicazione  precisa al trattamento con statine a prescindere dal valore del colesterolo e frazioni, in soggetti che pur non avendo avuto accidenti vascolari, hanno o per malattie concomitanti (diabete tipo 2), o per familiarità ad eventi cardiovascolari, un più che ragionevole fattore di rischio. In poche parole trattamento a vita. Ma i farmaci “fanno male”, per cui meglio sostituirli con quelli “naturali” come il riso rosso. Questo è un falso mito che difficilmente si sradicherà dal pensiero comune. Il principio attivo che rende il riso rosso efficace nel trattare le ipercolesterolemie è la Monakolina k, in particolare 10 mg rendono questa sostanza altamente attiva. Ma altrettanto innocua? Tra le statine, una in particolare e la meno fortunata commercialmente, la Lovastatina è quella che ha una altissima affinità chimica con la Monakolina k, la quale quindi va collocata di fatto tra le statine. Che poi non venga preparata in laboratorio, ma estratta dal riso bianco comune che diventa rosso (appunto) perché l’intervento di un fungo che ne cambia il colore per lo sviluppo della Monakolina k, non autorizza a considerare il principio come del tutto innocuo. Come spesso mi capita di concludere il suggerimento è che il far da se in questo ambito non è del tutto consigliabile. Consultate sempre il vostro medico.

 

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