Glucosammina

Per etichettarla in linea generale, la glucosammina (più corretto di glucosamina) è un componente essenziale per la sintesi delle proteine glicosilate, e una sostanza fondamentale nel guscio dei crostacei. Da molti anni questo principio è commercializzato in preparati collocati nel settore degli integratori, con l’indicazione per le patologie osteoarticolari. Questo perché la glucosammina, già presente nel nostro organismo, è un costituente dell’acido ialuronico, sostanza fondamentale del tessuto connettivale, quindi dalla pelle (resistenza), alle articolazioni (cartilagini e lubrificazione), trova la massima indicazione. Ad un dosaggio di 1,5 gr. suddivisi nell’arco della giornata, associata o no con altre sostanze, la glucosammina è utilizzata in particolare nel trattamento delle patologie articolari degenerative ossee come l’artrosi, o cartilaginee come le condropatie del ginocchio in particolare, ma anche di altri distretti articolari. Considerato che escludendo i soggetti con allergia ai crostacei, l’utilizzo del principio ha effetti avversi minimi per non dire nulli, se l’efficacia è, secondo la scienza ufficiale, nulla quanto meno l’effetto tossico è altrettanto insignificante, quindi nel pensiero comune si “può usare tanto non fa male”. Ma probabilmente potremmo sentire, a breve, un risvegliato e meno critico interesse verso la glucosammina, se viene ulteriormente confermato un recente lavoro di una Università Americana che ha associato all’uso di glucosammina una notevole riduzione del rischio di malattie cardiovascolari. Lo studio portato avanti per sei anni, durante i quali sono stati seguiti quasi 500.000 pazienti, ha rilevato percentuali interessanti, più favorevoli nei fumatori, quantizzabili in : -15% rischio totale di malattie cardiovascolari; 9-22 % in meno per infarto miocardico, malattia cardiovascolare, morte per cause c.v. L’ipotesi più avvalorata dagli autori per questi risultati va cercata nella riduzione della PCR, sostanza indicativa di uno stato infiammatorio con tutto quello che ne consegue. Lo studio, non essendoci informazioni precise sui dosaggi utilizzati dai partecipanti, non può avere una collocazione definitiva, ma rappresenta pur sempre un buon inizio per approfondire un argomento e aggiungere qualcosa nel programma per la prevenzione delle malattie c.v..

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