Speranza per la Sanità

Auguriamoci che sia proprio così, una speranza di nome e di fatto per un settore che è avviluppato in una buia e involutiva spirale. L’arrivo al Ministero della Sanità di un rappresentante politico di un partito particolarmente rivolto al sociale, dovrebbe già alimentare un senso di fiducia per un radicale cambio di rotta in un settore di importanza “vitale” per tutti noi. E’ pur vero che un Ministro deve rapportarsi con tutto il Governo e con Esso interagire, ma si presuppone che nella testa di questo Ministro le idee siano proiettate se non alla tutela di tutti, almeno alla tutela dei più. Al nuovo Ministro on. Roberto Speranza l’augurio per un lavoro realmente costruttivo, e da vecchio MMG mi permetto, semmai leggesse queste righe, di nominarmi suo consigliere ombra. Gli ricordo, malgrado la realtà indichi il contrario, che in un Governo di un Paese civile, i Ministeri assolutamente più importanti sono quelli del Lavoro e della Sanità. Tutti gli altri e con i nomi risonanti (difesa, esteri, finanze ecc) sono solo di supporto. Star bene in salute, essere curato come si deve, nei tempi e nei modi, mi rende cittadino attivo e non zavorra, quindi la spesa per avere una popolazione il più possibile sana, è una spesa Produttiva. Ciò che si spende per una prevenzione seria, dalla morbilità agli infortuni sul lavoro, ripaga in termini di riduzioni di lesioni, invalidità e assegni vari di sostegno. Il nostro SSN ha una bella età, una ristrutturazione è indispensabile. La malattia non conosce orario e festività, la copertura deve essere quindi h24 e 7 gg su 7. Questo ci conduce ad una parolina magica. Organizzazione! Smettiamola perciò di chiudere ospedali (come se abolissimo le malattie) per decreto, avere carenze di personale e quindi turni esasperati con gravi rischi per tutti, discrepanze di costi tra Regioni a parità di prestazioni. E cosa assolutamente prioritaria, va trovata l’armonizzazione tra medicina del territorio e intervento o richiesta dell’ospedale. Spero, egregio Ministro, che Lei inverta la rotta. Cioè che parta da quello che va fatto, ascoltando anche gli operatori sul campo, e poi chieda quanto serve. Eviti slogan o interventi di facciata. E al tavolo del Consiglio che conta e decide, con l’appoggio di tutti noi alzi pure la voce. Auguri.

 

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