Antiaggreganti

Sono tanti i pazienti tenuti a seguire una terapia a base di uno o più antiaggreganti in associazione, per problemi vascolari gravi. Pregressi infarti o coronaropatie, ischemie cerebrali o altro come la prevenzione primaria per soggetti ad alto rischio di patologie vascolari, impongono interventi terapeutici di questo tipo. E’ risaputo, anche nel pensiero comune popolare, del pericolo più o meno elevato della comparsa di complicanze emorragiche che trattamenti di questo tenore comportano, in particolare l’acido acetilsalicilico (aspirina), è additato come principale responsabile di eventi emorragici specie a carico dell’apparato digerente, stomaco in particolare. In questo periodo, in particolare, dove le malattie da raffreddamento e la malattia influenzale dominano l’emisfero, spesso anche per un pubblicità disinvolta e persuasiva, il ricorso a preparati con aspirina va un po’ sopra le righe. E’ vero che per un uso limitato nel tempo e a dosaggi terapeutici i rischi di eventi emorragici è molto basso, ma talvolta il concomitante uso di altre sostanze non ritenute pericolose può rappresentare un grosso rischio. L’aspirina è un farmaco che appartiene alla famiglia dei “fans”, ovvero è un antinfiammatorio non steroideo, per capirci, appartiene alla stessa famiglia del diclofenac (voltaren, ecc.), ketoprofene (orudis, ecc.) e altri, per cui miscelare due composti similari aumenta enormemente il fattore di rischio. Ma perché li devo miscelare? Quanti hanno preso un paio di aspirine per il naso chiuso mentre avevano applicato un “innocuo cerotto” per il mal di schiena, o una spalmata di crema per un ginocchio biricchino? L’opinione diffusa è che il prodotto applicato sulla cute agisce in situ senza essere assorbito. Errore, anche se in dosi ridotte il farmaco viene assorbito e di conseguenza un effetto sommatorio amplifica la sequenza di eventi chimici i “fans” sviluppano. Quindi la precauzione di assumere farmaci, specie in chi già ne prende in maniera continuativa, deve essere massima perché spesso addebitiamo al farmaco delle responsabilità che sono anche le nostre. Non criminalizziamo le medicine, ma teniamole nella dovuta attenzione per ottenerne il massimo profitto.

 

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