Covid, che business!!

Evito ogni considerazione sull’aspetto clinico ed epidemiologico della patologia legata al Sars-cov-2, alimenterei la confusione già abbondantemente presente, vorrei fare, invece, qualche riflessione sull’enorme business generato per conto e per nome di questo virus. Se da una parte, molte attività sono state portate lucidamente alla fame, da un’altra si sono sviluppate redditizie imprenditorialità virus correlate. E comincio. All’inizio fu mascherina fai da te, qualunque pezzo di stoffa adattabile al viso andava bene. A quell’epoca trovarono popolarità e successo vecchi slip (lavati e riadattati), altri indumenti intimi e pezze di varia estrazione. Inesorabilmente tutti senza marchio CEE. Il Potere non poteva lasciare libero un affare di tale portata, per cui giù con le incomprensibili sigle (ffp2, sempre la p2, ffp3), chirurgiche e marchiate CEE.  Esclusivamente autorizzati a costruirle, i soliti abili imprenditori, cinesi e non. Igienizzanti, sanificanti e non meno importanti i lubrificanti per rendere meno dolorose al Popolo tutte le imposizioni calate (o culate) dall’alto, sono il salvavita. All’entrata e all’uscita una spruzzatina di gel e il virus svanisce. Sempre a quell’epoca, qualcuno spacciava l’amuchina per oro bianco liquido, fino a quando finalmente qualche illuminato segnalò che la volgare candeggina svolgeva egregiamente gli stessi compiti ad un prezzo profumatamente più basso. Poi si sparge la voce, grazie ad una affermazione di Bertolaso, che le aziende ospedaliere (aziende perché producono salute?), ricevono una diaria di 2000 euro al giorno per ogni ricoverato Covid. E qui scatta la rissa. Un ospedale senza divisione di terapia intensiva, si tiene stretto il malcapitato fino a quando può, trasferendolo in “intensiva” solo per le ultime formalità. A pensar male c’è il rischio di azzeccare. E i tamponi? Orali, nasali, molecolari (?) e non so se antigenici o “antigienici”, comunque 20,30,40 e oltre, il costo. Anzi visto che la fila dei richiedenti si allunga sempre più, inventiamo il test rapido. 15 minuti la risposta è servita e costa pure meno. Roba da doppio Nobel, visto che dagli anni 90 fino a qualche settimana fa per scovare i virus spesso bisognava ricorrere alla metodica PCR che un tale Kary Mullis aveva messo a punto a quell’epoca e gli era stato assegnato persino il Nobel. In pochi mesi la biochimica molecolare ha fatto balzi astrali, del test rapido, a Stoccolma aspettano il nominativo dell’inventore per l’onorificenza. L’umanità gli sarà perennemente grata. Ma anche a te caro Sars-cov-2 l’umanità o almeno quelli che usano la testa non solo per mettere il cappello, ti devono essere grati perché ci stai stimolando a chiederci in che mani siamo.

 

 

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